mercoledì 6 febbraio 2013

Le chiacchiere, le frappe....

Chiacchiere è un bel nome da dare ad un dolce.
Noi bambine, in paese, le chiamavamo frappe.
Con questo nome ce le aveva fatte conoscere la professoressa di Economia Domestica. La stessa che ci insegnò a fare la maionese a mano e poi l'insalata russa e poi il Calcestruzzo..un dolce-biscotto con tanto di quel burro e zucchero e cioccolato...

Insomma, da allora le frappe sono diventate il nostro dolce di carnevale.
Piacevano a mio padre, rendevano felice mia madre, entusiasmavano i fratelli piccoli specialmente per quell'aria di festa che saturava la nostra casa.

Come quando, da piccole, in paese si facevano i ravioli e per una volta riuscivo ad intenerire mia madre e non farmi andare a scuola...

C'è forse qualcosa di più meraviglioso di un giorno di assenza durante la settimana mentre tutta la vita restante ti gira intorno allo stesso modo di sempre?

E cosi, anche se il tempo è passato... molto, troppo in fretta....e tutto è cambiato e i visi non sono più gli stessi e tu non puoi più intenerire tua madre...può comunque succedere che tu riesca a prenderti un giorno di ferie e a versare farina, zucchero, uova e a  prepararti  la macchinetta per tirare la sfoglia.

Se chiudi gli occhi, il profumo delle frappe ti può indurre a pensare che il tempo non sia mai trascorso...


Chiacchiere o Lattughe
( da Non solo zucchero vol.2 di Iginio Massari)





500 g di farina 00
60 g di zucchero semolato
60 g di burro morbido
175 g di uova intere
4 g di sale 
scorza di un limone
50 g di Marsala

Olio di semi di arachide oppure buon strutto per friggere

Setacciare la farina. Versarla all'interno di una ciotola e unire lo zucchero e il burro. Aggiungere il sale alle uova e sbatterle pochissimo con una frusta per amalgamare il tuorlo all'albume. Unire la scorza grattugiata del limone e il Marsala. Mescolare e impastare con il gancio se si possiede una planetaria. In alternativa, eseguire la lavorazione a mano impastando il necessario ad ottenere una pasta soda e liscia. Volendo, si fa riposare la pasta ben coperta con pellicola per evitare che la superficie possa asciugarsi. A questo punto, tirare la sfoglia con il mattarello oppure con la sfogliatrice per la pasta passando i pezzi di impasto progressivamente attraverso i rulli sempre meno distanziati. La sfoglia deve essere sottilissima, quasi una sorta di velo. Ritagliare dei rettangoli, dei rombi oppure altre forme desiderate e friggere le chiacchiere in olio caldo ma non troppo ( circa 175-180°C). La sfoglia è cosi sottile che basteranno pochi secondi per ottenere un bel colore dorato. Scolarle con un mestolo forato e farle scolare su una gratella. quindi, spolverizzarle delicatamente con dello zucchero al velo leggermente vanigliato.

12 commenti:

Vale@Lattealcioccolato ha detto...

Meravigliose, così come i tuoi ricordi ^_^

Simona ha detto...

già provate e mangiate!!! sono meravigliose :D

Simona ha detto...

già provate e mangiate!!! sono meravigliose :D

Mariabianca ha detto...

Finalmente una ricetta che è alla mia portata!!!!
Adoro guardare i tuoi dolci e leggere le tue ricette ma,purtroppo,non sono così brava da poterli riprodurre.
Le chiacchiere no.....queste le so fare.
Complimenti.

Dolcinboutique ha detto...

Bellissime! E grazie Pinella, stavo cercando proprio la ricetta del Maestro Massari per una sicura riuscita. Avevo letto se non sbaglio che lui usasse anche passarle leggermente in forno caldo dopo averle fritte, ma sembrano perfette anche così direi :). Un saluto

Marina ha detto...

Ciao Pinella, non ci sentiamo da un po', sono sempre così di corsa.. Penso proprio che mi fermerò un attimo a provare queste frappe (che anche qui si chiamano così) per accorgermi che è quasi carnevale.

andrea ha detto...

A Firenze li chiamiamo "cenci".
Vorrei chiederti due cose, una da maniaco degli impasti:
- c'è scritto nel libro che tipo di farina usare ( cioè se una farina forte o debole)?
- quante chiacchere vengono fuori con queste dosi ( immagino tutte quelle della foto)?

ciao

Pinella ha detto...

Certo! Il Maestro ha scritto farina forte.Non è riportato quale e il W. Io ho usato una farina normale 00. Ma per un motivo particolare: per quanto abbia letto non ho capito il perchè della scelta. Puoi spiegarmelo?

andrea ha detto...

neanche io lo capisco. Avevo letto una ricetta sul libro di Di Carlo e avevo visto che usava una farina forte ( W 310) ma non capisco perché. Ho pensato ad un errore di stampa, per questo te l'ho chiesto. Se pure Massari parla di farina forte allora era giusto W310. Ma non ho idea del perché consiglino una farina forte. Anzi, avrei usato una farina debole se non avessi letto la ricetta, perché associo la farina debole all'idea di fragranza e quella forte alla coriacità.

Manu ha detto...

Ciao veramente splendidi questi "grostoi" da noi si chiamano così,la loro fragranza è fantistica, i miei quest'anno non mi avevano soddisfatto così ho provato questi ....... meravigliosi

Spero non ti dispiaccia se li ho messi nel mio blog
Grostoi, chiacchere, galani ....

sei bravissima, ammiro sempre ogni tua delizia
grazie
Manu

Alessandra ha detto...

Chiudi gli occhi e stendi la pasta, amica mia.
Che l'odore buono possa lenire i ricordi.
E farti sorridere ancora, come sempre.

Pinella Orgiana ha detto...

Grazie mon amie. Splendido, leggerti